05 febbraio 2006

Compagni

Sbaglia chi crede che la campagna elettorale di Silvio Berlusconi sia condotta all’insegna delle battute di spirito. Il Cavaliere non improvvisa raccontando barzellette. Alterna frasi di scherzo e di scherno ad accuse precise contro l’opposizione. Se poi alle accuse non corrispondono né verità giudiziarie né riscontri di fatto, è un problema che interessa una minoranza di persone informate ma senza alcuna influenza statistica. Dietro il capo del governo c’è un agguerrito gruppo di “archivisti” che spesso hanno conoscenza diretta delle cose di cui parlano perché provengono dalla parte che ora denigrano. I comunisti passati sulle rive berlusconiane applicano nella loro devozione al capo lo spirito di quelle ferree comunità monastiche che erano le sezioni comuniste a cui appartenevano, e che in base al principio della «vigilanza democratica» controllavano tutti.
Hanno cambiato casacca ma non la mentalità, essendo la testa qualcosa di diverso da una lampadina che si svita e sostituisce con poca fatica. Quando il Cavaliere parla della pericolosità del comunismo, siamo d’accordo con lui, perché ne leggiamo i segnali sul suo modo d’agire, nell’affanno con cui da purificatore invasato mette sotto accusa chi non la pensa come lui. Ma il problema è un altro: i suoi monologhi non avvengono alle fiere di paese, bensì nel corso di una campagna elettorale. Per la quale lui manda a memoria i rapporti che gli preparano i collaboratori, e che recita con un’abilità che nessun altro uomo politico attuale possiede, incarnando il principio che non conta quello che si dice ma come si dice, tanto c’è gente pronta a bersi tutto anche il proprio cervello (in ogni partito).
L’opposizione è caduta nel tranello di Berlusconi. S’è fatta ipnotizzare da lui. Fassino lo paragona al Tecoppa del teatro meneghino, che condannato diceva al giudice: «Non sono d’accordo». La definizione non passerà alla storia. Prodi chiamato in causa dal premier («Andrò in tivù anche con una poltrona vuota a fianco»), risponde con una battuta infelice: «Ci salga sulla poltrona, forse acquisterà una statura normale». Di questo passo scenderanno anche loro verso gli abissi goliardici degli accenni fisiologici sbandierati come severe massime filosofiche. Berlusconi ha promesso castità sino alle urne, commovendo l’amico Putin che gli ha telefonato apposta. Intanto la Russia ci taglia il gas, né Silvio né Vladimiro ne hanno parlato. A loro che cosa gliene frega?